Lunedì, 23 marzo 2020

Opere e omissioni

La responsabilità verso chi soffre

L'evento è rimandato a data da destinarsi
Pietà Rondanini

 

Lunedì 23 marzo 2020 alle ore 17.00 presso la Sede Centrale della Biblioteca di Ateneo (edificio U6, piazza dell’Ateneo Nuovo 1, Milano) si terrà l’incontro dal titolo “Opere e omissioni. La responsabilità verso chi soffre”, promosso dal Centro “C. M. Martini” in collaborazione con la Biblioteca d’Ateneo di Milano-Bicocca.

Salvatore Natoli parlerà del suo nuovo libro L’uomo dei dolori (EDB, 2020) in un dialogo con Gustavo Zagrebelsky moderato da Alessandro Zaccuri.

Non passa giorno senza che gli uomini non infliggano dolore ad altri uomini. E c’è un Uomo che denuncia ciò che non si deve fare, che non deve mai accadere, ma che oggi come allora continua a ripetersi.

Per comprendere la storia del dolore inflitto, Natoli invita il lettore a guardare proprio a quell’Uomo, a Cristo, l’Ecce homo, icona della vita offesa che spinge all’azione, ad operare perché all’umanità dolori come quelli che lui patì possano essere risparmiati.

L’Ecce homo svela le diverse facce dell’umano che si ripropongono nel tempo fino a noi: il dogmatismo dei capi; l’eccitabilità e la strumentalizzazione delle folle; la ricerca del capro espiatorio; il facile giustizialismo; i più o meno squallidi compromessi, e soprattutto la giustizia non resa.

Il processo a Gesù mette sotto processo le condotte umane e pone domande incalzanti: quanto gli uomini ci mettono nel procurare dolore e, alla fine, nel procurarselo? Quanto il perseguimento dei personali egoismi spinge inevitabilmente a scorgere negli altri l’ombra di un sempre possibile nemico?

Queste domande apriranno il dialogo tra Salvatore Natoli e Gustavo Zagrebelsky. E se il filosofo si interroga sul dolore inflitto, il giurista rilegge il processo a Gesù come paradigma dei diversi modi di pensare la democrazia. Insieme ripercorreranno il racconto degli evangelisti che è credibile – che sia avvenuto o meno – perché avviene ogni giorno. E dinanzi a questo, ognuno di noi – credente o no che sia – non può sentirsi estraneo.

 “É necessario liberarsi dall’idolatria dell’io […] In questa luce l’abbandono di ogni pretesa di dominio, il mettersi a reciproco servizio è tutt’altro che una rinuncia. […] Guardare all’uomo dei dolori questo lo favorisce: con i lineamenti segnati dai tormenti, piagato, mantiene non a caso uno sguardo mite; non condanna, ma giudica. Vittima dell’ingiustizia, per un verso la denuncia, per l’altro ci rende solidali con tutte le vittime, costringe a non chiudere gli occhi innanzi all’umanità umiliata. Impegna a sentirsene responsabili e in particolare di quelle sofferenze che potrebbero essere evitate e di cui diveniamo di fatto conniventi con le nostre stesse omissioni.” (Salvatore Natoli)

 

L’ingresso è libero e aperto a tutti. 

 

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