Gran Festival del Cinema Muto 2021

Tra settembre e dicembre 2021 la Biblioteca di Ateneo ospita quattro cine-concerti nell’ambito del Gran Festival del Cinema Muto presso l’AUDITORIUM Guido Martinotti dell’Università di Milano-Bicocca (edificio U12, via Vizzola 5, Milano).

Ogni cine-concerto prevede la proiezione di un film muto e l’esecuzione dal vivo delle musiche originali composte da Rossella Spinosa.

Rossella Spinosa è compositrice per il cinema muto, riconosciuta a livello internazionale. Ha musicato ad oggi oltre 100 pellicole del non sonoro, con partiture per orchestra, ensemble e pianoforte solo, che hanno ricevuto unanimi consensi di critica e pubblico. Invitata da Istituzioni e Università di tutto il mondo ad insegnare Composizione per il cinema muto, ha ricevuto nel 2021 anche nuova commissione dal Centro Tchaikovskji di San Pietroburgo per la composizione di una nuova colonna sonora per La Corazzata Potemkin di S. Eizenstein per orchestra sinfonica che vedrà la prima esecuzione il prossimo 15 settembre a San Pietroburgo, a cura dell'Orchestra del Governatorato di San Pietroburgo, con diretta streaming in Italia.

 

Per iscriverti all’evento usa l’app Affluences: cerca “Università Bicocca. Biblioteca di Ateneo - CuriosaMente”, clicca su Prenota e su Prossima fascia oraria disponibile e prenota.

"La mirabile visione" (1921) - 23 settembre, ore 20.00

Regia: Caramba (Luigi Sapelli); produzione: Tespi Film, Roma; distribuzione: UCI; visto censura: n. 16448, 01-10-1921; prima visione romana: 21-10-1921; lunghezza originale: 4026 m; sceneggiatura: Fausto Salvatori; fotografia: Carlo Montuori; scenografia: Caramba; interpreti e personaggi: Camillo Talamo (Dante Alighieri), Lamberto Picasso (Guido Cavalcanti), Alfredo Boccolini (Corso Donati), Luigi Serventi (Arrigo VII), Ciro Galvani (Bonifacio VIII), Leone Papa (il diacono Merlino), Fabio Fabiani (Filippo Argenti), Giovanna Scotto (Beatrice figlia di Dante), E. De Roberto (Cangrande della Scala), Raffaello Mariani (Lapo Gianni), Antonio Salinas (Jacopo di Lapo Gianni), Mario Forti (Manoello Giudeo), Mario Cusmich (Guido Da Polenta), Carlo Cavalieri (l’Inquisitore), Achille Pasini (Pier Traversari), Liliana Millanova (Beatrice Portinari), Gustavo Salvini (Arcivescovo Ruggeri), Carmen di San Giusto (Francesca da Rimini), Ettore Berti (Ugolino della Gherardesca), Carlo Benetti (Paolo Malatesta).

Film dalla struttura complessa, suddiviso in parti ed episodi, dedicato a «vita e sublimazione poetica delle opere di Dante» e realizzato nell’ambito delle celebrazioni del Sesto Centenario della morte del Sommo Poeta. Un vero e proprio colossal, con una sorprendente durata di oltre due ore e mezza.

  • Parte prima: Vita Dantis
  • Parte seconda: Visioni di vita e di poesia

Le prime notizie sulla realizzazione di La mirabile visione risalgono all'estate del 1920, quando sulle riviste di cinema si annuncia il progetto di riprodurre cinematograficamente un soggetto «genialmente concepito da Fausto Salvatori per contribuire alle Feste centenarie dantesche del 1921». Il film, definito come «rappresentazione storica del secolo XIV di Nostro Signore», è frutto della collaborazione di un équipe collaudata, che aveva da poco realizzato il grandioso film I Borgia (1920). Dell'équipe, oltre alle società citate, facevano parte il direttore artistico Caramba (Luigi Sapelli), noto soprattutto per la lunga e istrionica attività di scenografo e costumista teatrale, il poeta e librettista Fausto Salvatori, autore di poemi religiosi e soggetti per il cinema (come, ad esempio, Christus di Giulio Antamoro, 1916), tragedie, libretti d'opera, versi e inni sacri, tra cui il noto Inno a Roma, musicato da Giacomo Puccini e poi ripreso dalla propaganda fascista, e Carlo Montuori, già esperto e apprezzato direttore della fotografia. La mirabile visione uscì nell'ottobre del 1921, lanciato da una grandiosa campagna pubblicitaria e accompagnato da un libretto fotografico, corredato da ampie descrizioni degli episodi, dedicati a «vita e sublimazione poetica delle opere di Dante»: parte prima: Vita Dantis: I. La selva oscura; II. La crudeltà che fuor mi serra; III. Il Veltro; IV. Lo pane altrui; V. Ultimo rifugio; parte seconda: Visioni di vita e di poesia: I. Amor mi mosse. Rappresentazioni della Vita Nova; II. Anime crudeli. La tragedia dell'odio. Il conte Ugolino; III. Anime affannate. La tragedia dell'amore. Paolo e Francesca. Dopo le prime proiezioni, ebbe una circolazione stentata, nonostante il tentativo di distribuzione in Francia. Soltanto alla fine del 1926, a seguito di una proiezione ufficiale alla presenza di Pietro Fedele, Ministro della Pubblica Istruzione e illustre medievista, fu giudicato «strumento di alta propaganda spirituale e nazionale» e reimmesso non solo nei circuiti commerciali, ma anche nei circuiti scolastici e parrocchiali.

Il film ha struttura complessa e solenne, e il suo aspetto celebrativo, non privo di retorica, si inserisce nell'ondata di propaganda messa in atto per la ricostruzione dell'identità italiana dopo la Prima Guerra Mondiale. A fronte di questa gravità, riscontrabile nell'impianto e nei testi (e che certo dovette contribuire allo scarso successo di pubblico), l'aspetto visivo è di grande respiro, grazie al tocco magistrale di Caramba, il quale, come recitano i titoli di testa, «anima la visione» muovendo sapientemente gli attori e le masse, creando ambientazioni sontuose e curando con maestria i costumi, in un perfetto equilibrio tra filologia e creatività. Di grande suggestione sono le riprese in esterni, soprattutto quelle girate dal vero a Roma e a Verona. In particolare sono notevoli quelle relative all'ambasceria di Dante a Roma (parte I, episodio II, La crudeltà che fuor mi serra), in cui la delegazione fiorentina attraversa a cavallo la campagna romana, tra ruderi e acquedotti antichi, mescolandosi ai pellegrini dell'Anno Santo, o le inquadrature in cui il poeta viene ripreso in meditazione tra le antichità romane. Ne scrisse Arduino Colasanti: «Niente fin qui del genere mi era accaduto di vedere, così scrupolosamente diligente nella ricostruzione dei luoghi e delle cose, nella raffigurazione delle persone; così sapientemente pittorico nel taglio dei quadri, degli sfondi, degli scenari; così accuratamente ricco e caratteristico negli aggruppamenti dei protagonisti e negli inquieti movimenti delle moltitudini».

Il restauro è stato realizzato in digitale a cura del Centre National du Cinéma et de l'Image Animée di Parigi (CNC), a partire da due copie italiane d'epoca, con le colorazioni originarie, conservate a Roma dalla Cineteca Nazionale e da una copia della versione francese, conservata presso gli Archives Françaises du Film del CNC. Integrando le due versioni di partenza, entrambe incomplete, si è riusciti a ricostruire La mirabile visione in modo quasi integrale.

L’esecuzione live vedrà la prima esecuzione assoluta delle nuove musiche originali composte da Rossella Spinosa ad hoc per questo appuntamento, per pianoforte solo.

"Trionfo della vita" (1922) - 14 ottobre, ore 20.00

Regia: Antonio Gravina.

La ricostruzione di questa pellicola è il frutto della passione e della tenacia del curatore della Cineteca Sarda, Giuseppe Pilleri, nell'ambito del progetto nato negli anni '60 per la ricerca, raccolta, catalogazione, conservazione e divulgazione dei materiali audiovisivi legati alla terra d'Ichnusa.  

Un patrimonio ricco ed eterogeneo, incrementato negli anni e che ora si arricchisce di un nuovo, prezioso documento sulla storia e la memoria dei sardi: il film muto – quasi un paradosso per l'artista cagliaritano Piero Schiavazzi, noto per la voce «carezzevole e voluttuosa» nonché per lo stile irruente e aggressivo – rappresenta l'unica testimonianza visiva del talento istrionico, rafforzato dalla lunga dimestichezza con il palcoscenico, del famoso tenore. Una vera rarità, un'autentica chicca, al di là del valore intrinseco della pellicola: «Piero Schiavazzi era un personaggio importante, amato dal pubblico ammirato da aristocratici e regnanti, che lo coprirono di onoreficenze» sottolinea Pilleri. «Ne “Il trionfo della vita” - suo ultimo film, ne girò almeno quattro, da “Il bastardo” (1915) di Emilio Graziani-Walter, da Dumas padre, al dannunziano “La morte del duca d'Ofena” (1916) di Emilio Graziani-Walter e Alfredo Robert a “L' ombra di un trono” (1921) di Carmine Gallone, da “Fleur d'ombre” di Charles Folly - interpreta l'antagonista, il “cattivo”: un uomo e una donna si amano, e lui è il bieco personaggio che fa fallire il loro amore, architetta un piano per mettere lei in cattiva luce presso il fidanzato».

Lo sguardo “obiettivo” della macchina da presa cattura frammenti di realtà e quelle sequenze, magari casuali, di contorno o di sfondo a una vicenda restituiscono un ritratto di una società, un mondo, una cultura altrimenti scomparsa, cancellata dallo scorrere del tempo. E «Piero Schiavazzi è stato un personaggio importante nell'immaginario dei sardi e non solo, un divo della lirica, apprezzato e conteso dai maggiori compositori e direttori d'orchestra – un po' come Amedeo Nazzari per il cinema – affascinante e amatissimo dalle donne (ma molto meno fedele di Nazzari), spirito ribelle e un po' libertino, interprete generoso e prodigo nella vita, tanto che pur guadagnando molto morì in povertà (il Podestà Endrich durante il fascismo istituì per lui un piccolo vitalizio)». Ora simbolicamente – sullo schermo – il grande tenore dell'età verista sbarcherà ancora sull'Isola – in veste di attore: «aveva una personalità poliedrica, pittore e poi cantante si era cimentato anche con il cinema, un'arte allora nascente».

La partitura in prima esecuzione assoluta, composta ad hoc da Rossella Spinosa, sarà per pianoforte e orchestra d’archi, e vedrà la partecipazione dell’Orchestra Cantelli di Milano

"College" (1927) - 22 novembre, ore 18.00

“College (Tuo per sempre)”, Usa, 1927. Regia: James W. Horne (e Buster Keaton). Sceneggiatura: Carl Harbaugh, Brian Foy. Fotografia: Devereaux Jennings, Bert Haines. Produzione: Joseph M. Schenck, per Buster Keaton Productions. Cast: Buster Keatonv (Ronald), Anne Cornwall (Mary), Florence Turner (la madre di Ronald), Harold Goodwin (il rivale), Snitz Edwards (il preside), Carl Harbaugh (allenatore), Sam Crawford (allenatore di baseball), Flora Bramley (amica di Mary), Grant Withers. Durata: 66 minuti. Data di uscita: 9 settembre 1927.

California del sud: giunto a scuola sotto una pioggia torrenziale, accompagnato dalla madre, Ronald si diploma come studente più brillante della scuola. Nel suo discorso, Ronald parla di come i libri siano più importanti di atletica. Al momento di scegliere il college, Ronald decide di seguire a Clayton la corteggiatissima Mary. Sperando di impressionarla, Ronald sperimenta tutti i tipi di sport: dal baseball alle varie discipline dell’atletica leggera, ma si dimostra totalmente inetto. Allo stesso tempo, egli tenta di lavorare barista, ma ancora una volta con esiti disastrosi. Finalmente viene assegnato come timoniere a una squadra di canottaggio. Prima di una gara, i suoi colleghi tentano di metterlo fuori gioco con del sonnifero in una bevanda, ma a berla è un altro compagno di squadra. Alla gara, Ronald, in modo del tutto casuale, riesce a far vincere la sua squadra. Mary inizia a interessarsi a Ronald, ma il suo più grande rivale, il robusto Jeff, la rapisce e la conduce nella stanza di Ronald, in modo che venga cacciato dal college. Ma Ronald la libera e caccia via l’odioso rivale. Ronald e Mary si sposano.

“College” è la penultima produzione indipendente di Buster Keaton (l’ultima sarà Steamboat Bill Jr. – Io… e il ciclone, 1928), che si lasciò poi convincere dal suo produttore e amico di lunga data Joseph M. Schenck a vendere i suoi studios e a passare sotto l’egida della M.G.M., che già aveva iniziato a distribuire alcuni dei suoi lavori. Come ammise amaramente in seguito, quello fu l’errore più grande della sua vita che portò la sua carriera a un rapido declino, complice anche il passaggio dal muto al sonoro che mise in crisi un po’ tutto il genere comico.

L’esecuzione live vedrà la prima esecuzione assoluta delle nuove musiche originali composte da Rossella Spinosa ad hoc per questo appuntamento, per pianoforte solo.

"Fantasia 'e surdato" (1927) - 16 dicembre, ore 18.00

“Fantasia ‘e surdato” è forse il film che contiene il maggior numero di elementi ricorrenti nel cinema della Notari: l’amore, la gelosia, il tradimento, la famiglia distrutta, la mala femmina e l’onore conquistato in battaglia. Proprio per questo suo essere esemplificativo ho scelto di partire da lui per iniziare a parlare del cinema della Notari che questa edizione del Cinema Ritrovato ci ha permesso di scoprire ed amare. Tra le varie stranezze da notare che il film è ambientato a Roma invece che a Napoli.

Giggi (Geppino Iovine) è innamorato di una giovane fioraia, la quale però lo lascia perché sente il peso di un amore semplice e privo di sorprese. Lui, distrutto dal dolore, cede alle moine di Rosa,  una donnaccia che riesce a incatenarlo tra le sue venefiche grinfie. Perderà piano piano la sua dignità fino ad arrivare a rubare in casa della povera madre e del fratello Gennariello (Eduardo Notari). Raggiunto il fondo della sua moralità, Giggi si suicida, pregando Rosa di restituire un pendaglio di famiglia che aveva sottratto. Rosa, invece, scrive alla polizia instillando il sospetto di un omicidio effettuato da Gennariello. La polizia lo arresta e questo porta la vecchia madre in una voragine di dolore. Rosa, però, inizia a pentirsi della sua malvagità e si rieca dall’anziana donna: qui viene a conoscenza delle sofferenze patite da Gennariello quando era soldato, quando aveva lottato senza paura tanto da guadagnarsi una medaglia al valore. Rosa allora crolla e rivela la verità denunciandosi per falsa testimonianza ai carabinieri.

Caratteristica principale dei film della Notari era quella di ispirarsi a una canzone o comunque da testi della canzone tradizionale, in modo tale da rendere esportabile il prodotto, specie negli Stati Uniti. In questo caso le vicende sono tratte dal monologo in romanesco “Er fattaccio” di Amerigo Giuliani (ecco il motivo dell’ambientazione romana) e dalla canzone napoletana che dà il nome al film, Fantasia ’e surdato, di Beniamino V. Canetti e Nicola Valente. Rispetto ad altri film proiettati, seppur nella sua crudezza, il film ha la particolarità di avere un happy ending che rivaluta per altro la figura di Rosa, fino ad allora vera e propria malafemmina. Il finale si allontana molto dal monologo da cui è tratta la sceneggiatura: nella versione originale, infatti, il protagonista uccide effettivamente il fratello Giggi durante una lite, perché poco prima quest’ultimo aveva colpito la madre che era caduta a terra come morta lanciando un grido. Nel film, invece, Gennariello è innocente ed è anzi un’anima candida, che ha penato come soldato e ha ottenuto una medaglia al valore.

Le musiche originali di Rossella Spinosa eseguite dal vivo per pianoforte solo.